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Oggi il Movimento Sardo Transgender ha segnalato un post fortemente disturbante apparso ieri su un gruppo Facebook di offerte e richieste di lavoro all’interno del quale molt* utenti hanno preso di mira una donna trans ricoprendola di offese e insulti. Non riporto le intelligentissime “battute” che potete, comunque, leggere qui sul post pubblicato dall’associazione sarda. Ne approfitto, però, per invitarvi a fare una riflessione sul modo in cui la società e le persone che non fanno parte della nostra comunità ci vedono.

Partiamo dal presupposto che, arrivati al punto della shitstorm, si può fare ben poco: purtroppo i social sono STRAPIENI di battutacce, offese, commenti denigratori e insulti. Oppure meme offensivi che molte persone reputano “divertenti”, non ultimo quello che sta girando in questi giorni che tratta di “donne con la sorpresa”.
Cominciamo a prendere consapevolezza che non possiamo fare i poliziotti di Facebook e Instagram, soprattutto perché la maggior parte delle volte le nostre azioni sono totalmente inefficaci. Come ben sappiamo segnalare contenuti offensivi di solito è inutile: nove su dieci il social non prende in carico la richiesta adducendo la giustificazione che “non viola gli standard della community”. Le denunce o le querele sono complicate per molte ragioni che non starò a spiegare in questa sede poiché è un argomento complesso che meriterebbe un approfondimento a parte. Basti dire che un’azione legale in questo senso è ostica: social come Facebook e Telegram – e quanto accaduto in questi giorni e mesi fa con le chat di revenge porn ce lo testimonia in modo emblematico – non sono tenuti a fornire i dati de* propri* utenti, rendendo impossibile identificare con certezza le persone che compiono reati sulle loro piattaforme.
Discutere con queste persone è abbastanza inutile poiché difficilmente sono disposte a cambiare idea e, quindi, si crea un lunghissimo contraddittorio che si risolve con tanto tempo perso e un nulla di fatto: anzi, spesso chi interviene viene a sua volta preso di mira con insulti, offese, minacce e shitstorm anche pubbliche trovandosi, così, in una situazione potenzialmente pericolosa.
Tutto ciò crea molta frustrazione perché sembra che non ci sia soluzione né modo per difendersi. Soprattutto contenuti di questo genere sono letteralmente ovunque e non si riesce a stare appresso a tutti.


Che fare, dunque?
Beh, laddove possibile possiamo comunque segnalare anche pubblicamente come ha fatto Movimento Sardo Transgender, e provare a intervenire da un punto di vista legale, ma io ero più interessato a riflettere con voi sul come si è arrivati a questo punto.
Forse è importante agire prima, come molt* di noi già stanno facendo, per cercare di affrontare e gestire questo sguardo sospettoso, aggressivo e pieno di odio e stereotipi che la società getta addosso alle persone trans.
Seguo con grande attenzione il modo in cui media di vario tipo trattano l’argomento “transgender” e ho notato un estremo divario tra quei contenuti che sono indirizzati a noi persone “addette ai lavori” – perlopiù su testate o blog specialistici – e quelli, invece, rivolti a un pubblico inesperto e generalista – di solito in televisione o sui giornali. Come possiamo, insomma, incazzarci nel vedere il meme con Luxuria con scritto “kinder sorpresa” e “donna con la sorpresa” quando è la stessa Luxuria a fare questo tipo di battute a Le Iene all’interno di una rubrica che si chiama, appunto, “Tinder sorpresa”? Ovviamente Luxuria fa certe battute in modo auto-ironico e consapevole, giocando e sdrammatizzando su stereotipi e offese che ha subito in prima persona per decenni, ma non dimentichiamoci che il programma non è rivolto a persone altrettanto esperte e consapevoli. Chi lo guarda non sa nulla di persone trans e la conseguenza è che battutacce e volgarità diventano, in questo modo, l’unica fonte che molt* hanno sull’argomento e che poi ripropongono in modo offensivo e superficiale sui social, magari rivolgendole a persone non sufficientemente scafate.
Dall’altro lato, invece, contenuti più approfonditi e prodotti da persone esperte sono rivolti e rimangono all’interno della comunità LGBTQIA+ o trans. Insomma, ammettiamolo – facciamo un po’ di auto-critica e la faccio anch’io – spesso ce la cantiamo e ce la suoniamo tra di noi e la cosa finisce lì. Anche molti dei contenuti che ho visto condivisi qualche settimana fa in occasione del TDOVTrans Day Of Visibility – spesso si rifanno a questa linea: sono interessanti e utili, ma sono perlopiù rivolti alle persone trans e, soprattutto, vengono visti solo dalle persone trans. Confrontarci tra di noi, informarci e creare dei “safe space” è fondamentale per molti motivi che non starò qui a elencare, ma diventa poco utile se poi la consapevolezza che abbiamo acquisito non viene proiettata verso l’esterno per farci conoscere per ciò che siamo. E questo, credo, sia il reale senso della parola “visibilità. Visibilità significa essere “visibili”, quindi far sì che le altre persone ci vedano: non vuol dire solo “smettere vivere in modo nascosto”, ma anche e soprattutto presentarci in spazi pubblici liber* dalla maschera del luogo comune o della finzione. Significa togliere il velo dello stereotipo dall’occhio di chi ci guarda in modo che l’altr* possa realmente “vederci”.
Esistono già narrazioni e auto-narrazioni di questo tipo: racconti di sé sinceri rivolti non solo alle persone del nostro ambiente, ma anche agli altri, ma sono ancora troppo pochi rispetto a quelle dei media generalisti intrisi di pietismo e strafottenza. Narrazioni banali e ripetitive fatte da persone cis senza competenze e preparazione per persone cis senza competenze e preparazione dove la persona trans non è soggetto motore del discorso, ma oggetto di spettacolo.
Sarebbe, quindi, auspicabile, muoverci maggiormente in questo senso operando azioni – anche legali e a livello istituzionale – che abbiano da un lato lo scopo di renderci davvero visibili e dall’altro di modificare radicalmente il modo in cui televisioni e giornali parlano di noi. Altrimenti il nostro percorso di messa in discussione di sé e di presa di coscienza di sé diventa inutile e fine a se stesso e noi rimarremo sempre e solo “donne con la sorpresa” e qualsiasi altro schifoso e mortificante insulto che quotidianamente ci viene vomitato addosso.

Natura e finalità del blog

Il blog del gruppo torinese Fuori dai binari raccoglie articoli di tipo informativo e divulgativo su temi inerenti alla comunità trans e GLBT+ e, in particolare, alla comunità non binaria. I contenuti qui presenti sono redatti dal* componenti del gruppo Fuori dai binari e, occasionalmente, da amic* GLBT+, trans e trans non-binary non appartenenti al nostro gruppo.
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