Fuori dai binari Torino - L'ossessione delle persone trans di non essere abbastanza trans
Fuori dai binari Torino - L'ossessione delle persone trans di non essere abbastanza trans

In un nostro precedente articolo Oliver vi ha raccontato della sua esperienza di persona non binaria in relazione al significato del termine “trans” e oggi vorrei fare anche io la stessa cosa parlandovi di me.
No. Non ho da proprorvi uno storytelling emozionante su come ho capito di non essere cisgender, né una storia edificante su di me da piccola che giocavo con barbie o macchinine. Francamente non mi ricordo da cosa sia partita tutta questa situazione, sta di fatto che ho cominciato a interrogarmi sulla mia identià di genere. E il tutto alla veneranda età di quasi 30 anni suonati.

SONO TRANS?

A un certo punto ho cominciato a leggere qualche libro in merito, la maggior parte dei quali erano biografie di MtF vecchia guardia – roba che, quindi, non mi tocca proprio – ma che mi hanno aperto un mondo e talmente emozionato da farmi capire quale fosse il mio posto. Io volevo e VOGLIO essere e SONO trans. E non c’è nulla che possa convincermi del contrario.
Eppure questa favolosa (non uso il termine a caso) convinzione che è frutto di un mio sentire, che è politica, che è conseguenza di ragionamenti e letture e vissuto non è sempre così costante e convinta. Ho, quindi, cominciato a cercare altre persone on-line con cui confrontarmi per cercare di dare un senso a chi fossi.

I PARAMETRI NECESSARI PER ESSERE TRANS

Ho cominciato presto a capire – e solo da casa e dal computer, figuratevi se fosse stato di persona che cazzo di danno! – che essere trans impilca e presuppone tutta una serie di prerequisiti ufficiali e imprescindibili:

  • DEVI avere la disforia in particolare corporea, meglio se soffrendo molto e detestando il più possibile seni, peni, peli e simili. Bisogna avere molta disforia verso il seno e coprirlo col binder;
  • per questa stessa ragione la persona trans vuole cominciare il prima possibile un percorso medico;
  • è molto importante che andare al mare sia una situazione problematica e che crea disagio;
  • se sei di sesso femminile devi avere i capelli corti, meglio se con crestino laterale, fatta eccezione per musicist*, metallar* o se frequenti qualche centro sociale;
  • l* psicolog* deve averti dato il benestare per essere trans e anche una specifica definizione di ciò che questo significa.

SONO ABBASTANZA TRANS?

A questo punto, pur non interagendo molto in questi gruppi – per lo più leggevo ciò che scrivevano le altre persone – ho cominciato a pensare che, forse, non ero abbastanza trans per stare lì.
È a questo punto che la favolosa esperienza che, per quanto mi riguarda, non avrebbe bisogno di definizioni né di supporto medico né di approvazione diventa un incubo ossessivo da neuro. Ed è a questo punto che la testa inizia ossessivamente a partorire dubbi e fisime mai avuti in precedenza.

UN NUOVA IDEA DI CIÒ CHE È “TRANS”

Nonostante ora io abbia la fortuna di interagire con persone meno rigide e meno etero-normate i dubbi sono rimasti per un lungo periodo e persistono tutt’ora. Ma, alla fine, ho imparato quattro cose importantissime:

  1. le identità – e in particolare le identità discriminate a livello sociale, politico ed economico – si formano quasi sempre per alterità ovvero evidenziando le differenze tra me e quell’altro;
  2. molte persone che vengono maltrattate e trattate come uno scarto sociale cercano il più possibile di non sentirsi così cercando e attaccando qualcuno che nella scala della discriminazione è sotto di loro;
  3. le persone che intraprendono un percorso difficile e causa di sofferenza spesso hanno paura che quel poco che hanno conquistato venga in qualche modo dequalificato da altre persone a loro simili che vengono dopo. Questo anche perché chi viene dopo spesso affronta il percorso di transizione in modo più semplice e snello rispetto – e anche grazie a – chi è venuto prima;
  4. anche le identità – di genere – più eccentriche rispetto alla norma e alla tradizione finiscono per calcificarsi e stereotiparsi richiedendo una certa unifotmità. Nel caso delle identità transgender questo modello è spesso eteronormato e richiede alla persona di “passare” il più possibile come cis o, comunque, come “uomo” o “donna” in senso tradizionale. Altre identità o desideri difficilmente vengono accettati o lo sono fino a un certo punto.

Se questi punti sono senz’altro veri, penso che possano, però essere un ottimo punto di partenza per creare nuove forme di identità trans:

  1. chi ha intrapreso un percorso che ha causato sofferenze e sa cosa significa sentirsi uno scarto della società dovrebbe comprendere meglio e avvicinarsi a chi è nella stessa situazione;
  2. nessuno vuole togliere nulla a te e al tuo percorso. È semplicemente diverso e confrontarti e includere anche altre identità è motivo di arrichimento e ti permetterà di imparare qualcosa di nuovo;
  3. è diventato quantomai necessario concentrarsi su una adeguata formazione su ciò che è ed è stata la comunità trans e la sua storia e su un costante confronto su ciò che può essere;
  4. qualsiasi sia la tua identità e qualsiasi sia il tuo modo di esprimerla essa è valida. Se non ti senti dell’identità che ti è stata assegnata sei trans. Non importa quanto tu sia med o quanto tu sia una persona binaria o ciò che le altre persone ti diranno. Trans sei e trans resti e non hai bisogno dell’approvazione di nessuno.

Natura e finalità del blog

Il blog del gruppo torinese Fuori dai binari raccoglie articoli di tipo informativo e divulgativo su temi inerenti alla comunità trans e GLBT+ e, in particolare, alla comunità non binaria. I contenuti qui presenti sono redatti dal* componenti del gruppo Fuori dai binari e, occasionalmente, da amic* GLBT+, trans e trans non-binary non appartenenti al nostro gruppo.
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