Omotransfobia in famiglia
Omotransfobia in famiglia

È di pochi giorni fa – il 9 Aprile 2019 nello specifico – la notizia secondo cui in Colorado sono finalmente vietate le terapie di riparazione per i minorenni gay e trans: il Colorado è il sedicesimo paese U.S.A. a rendere illegali le terapie riparative. Parliamo di metodi, attraverso specifici percorsi spirituali e di preghiera e/o attraverso terapie psicologiche, finalizzati a “cambiare l’orientamento sessuale di una persona dall’omosesualità originaria all’eterosessualità”.
Questa è solo una delle tante forme di omotransfobia che riguardano minori e giovani adulti e, forse, penserete che sia un argomento che non vi riguarda, ma non è così: il fenomeno è serio ed esiste anche in Italia e, forse, è arrivato il momento di preoccuparcene.

TERAPIE RIPARATIVE PER GAY E TRANS IN ITALIA

in Italia esistono diversi gruppi religiosi – giusto per avere un’idea questo► è uno, questo► è un altro e questo► è un terzo e ne trovati altri ancora qui► – che si occupano di omosessualità e transessualità, ma non è dato sapere quanti siano: operano perlopiù in sordina e sono piuttosto difficili da individuare. Da nessuna parte, poi, leggerete “terapia riparativa”, ma anche se tale dicitura – come potete scoprire leggendo il reportage di Michele Sasso per L’Espresso – non compare da nessuna parte si tratta di gruppi il cui scopo è chiaramente quello di “guarire” la persona gay o trans e convertirla a uno stile di vita eterosessuale.
In Italia alcuni dei culti religiosi che considerano omosessualità e trasessualità malattia e/o peccato sono Testimoni di Geova, Chiesa Apostolica Italiana, Parola della Grazia e, soprattutto, la Chiesa Cattolica che presta ben volentieri locali e funzionari religiosi come “guide spirituali”.

OMOTRANSFOBIA IN FAMIGLIA E MINORI

Sicuramente vi ricorderete tutt* di Alessandro, il ragazzo palermitano che dichiarava di essere “guarito” dall’omosessualità grazie all’intervento di Gesù. All’epoca la notizia fece molto scalpore e suscitò indignazione e spesso ilarità. Da ridere, invece, c’è ben poco. Soprattutto se consideriamo il contesto della “conversione” di Alessandro e di altri ragazzi e ragazze come lui, minorenni o poco più che maggiorenni, letteralmente obbligat* a vivere in famiglie conservatrici, estremiste e omotransofobe.
L’Italia, è quel Paese in cui religione e Chiesa Cattolica sono intoccabili e in cui dirsi atei è un abominio o una vergogna. La seconda istituzione che in questo Paese è intoccabile – e che quando va a braccetto con le prime due crea una combo micidiale – è la famiglia: una vera e propria roccaforte politica e ideologica che quasi nessun* finora si è sentito di toccare o criticare. Luogo buio e silenzioso spesso teatro di ogni tipo di abuso, sopruso e violenza. Basti pensare che secondo Action Aid un quarto di tutti gli adulti a livello mondiale ha dichiarato di aver subito abusi o violenze da bambin*. In Italia tra il 2015 e il 2016 il 70% degli abusi e delle violenze sui minori avviene in casa, ma questi dati sono da prendere con le pinze, perché la maggior parte di bambin* e ragazz* non denuncia poiché non è sufficientemente tutelat*, non sa come muoversi o teme ritorsioni.
E non parliamo della cosiddetta “famiglia tradizionale”, ma della famiglia in generale dove la quotidianità è violenza. Anche omotransofoba.
Siamo, infatti, abituat* a pensare che gli atti di omotransfobia riguardino solo “l’esterno”: la scuola, la strada, il bus. Ma la realtà è ben diversa: è a casa che botte e coercizione la fanno da padrone ed è a casa che il problema si fa più preoccupante. Questo perché la violenza è continuativa, pressante e spesso la persona che la subisce non possiede gli strumenti fisici, psicologici e giuridici per difendersi o abbandonare il luogo teatro delle violenze.
Essere aggrediti per strada, insomma, è brutto, ma a un certo punto finisce, mentre se accade in famiglia è tutta un’altra storia. Una storia che, secondo Gay help, coinvolge ogni anno almeno 400 minori vittime di omotransfobia in famglia – ma si parla solo di casi “gravi” e di quelli dichiarati, quindi sono sicuramentre MOLTI di più. Non è dato sapere quanti di questi subiscano soprusi e violenze dalla tenera mamma e dal caro papà, ma basterebbe fare una semplice proporzione coi dati che vi ho fornito prima per farvi una vaga idea.

LEGGE SULL’OMOTRANSFOBIA E CONTRO LE TERAPIE RIPARATIVE: RIPENSIAMO IL CONCETTO DI “VIOLENZA”

Qui in Italia, insomma, ci si preoccupa costantemente e con toni allarmisti e vittimistici della libertà di culto – solo cristiana, però, se sei musulmano o di altre religioni ti attacchi – mentre nessuno si preoccupa della libertà di “non culto” ovvero la libertà di essere atei e di non dover sottostare a folli regole imposte con la forza, col ricatto morale o attraverso la manipolazione. Ci si preoccupa e si spendono soldi ed energie per i diritti della famiglia – solo quella con la mamma e il papà, però, altri tipi di famiglia si attaccano pure loro – mentre bambin* e ragazz* che in famiglia ci vivono e la devono subire non vengono nemmeno considerati, tanto sono piccoli e non contano un cazzo.
Ma ciò che, forse, in questo deprimente scenario è l’aspetto più grave è che siamo talmente abituat* a pensare alla famiglia come a un’istituzione intoccabile in cui mamma e papà possono fare impunemente ciò che pare loro, da aver perso la cognizione di ciò che è “violenza”, associandola soltanto come la cronaca ci insegna – qui►, qui► e qui► trovate un paio di casi – allo stupro, alle botte o ad altre gravi torture fisiche. Altre modalità di abuso sembrano non esistere o vengono considerate normali. Ci scandalizziamo se un padre stupra e segrega la figlia in casa perché lesbica, ma non altrettanto se il nostro vicino insulta il figlio trans e lo porta forzatamente dal prete. Laddove la violenza e l’abuso sono più sottili – come nei casi delle terapie riparative o di altre forme coercitive e di manipolazione di bambin* e ragazz* LGBT+ – non solo la legge non li vieta, ma noi li consideriamo tutto sommato normali, tanto “lo fanno perché ti vogliono bene” e “è pur sempre tuo padre”.
Un DDL che vietasse le terapie riparative era già stato proposto nel 2016. Da anni si chiede una legge specifica contro l’omotransfobia – mai discussa, mai approvata.
Questa legge, però, considererà nello specifico minori e giovani adult* LGBT+ prevedendo specifiche forme di aiuto e di tutela anche verso persone maggiorenni che vengono allontanate da casa e, spesso, condannate a una vita di indigenza o prostituzione? Considererà nello specifico i casi che avvengono in famiglia includendo anche forme di abuso, coercizione e manipolazione più subdole e comunemente considerate di scarsa importanza? Vieterà le terapie riparative per i minori?
Speriamo di sì, altrimenti significherebbe davvero che bambin* e ragazz* sono persone e cittadin* di serie z e non contano nulla. D’altronde non votano, né spendono, né possono mandarci a fanculo se li maltrattiamo.

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