Fuori dai binari Torino - Giornata contro l'omotransfobia
Giornata contro l'omotransfobia

Il 17 Maggio è la giornata internazionale contro l’omo-transfobia, giornata in cui si fanno un po’ i conti sulla condizione delle persone LGBTQIA+.
Ci sono diversi enti e gruppi che si occupano di monitorare la situazione: una delle più famose è ILGA, associazione internazionale che si occupa dei diritti delle persone LGBTQIA+ nel mondo e in Europa.

OMOTRANSFOBIA NEL MONDO

In queste settimane ha suscitato un grandissimo clamore il caso del sultano del Brunei che ha dichiarato di voler introdurre la lapidazione e la pena di morte per le persone omosessuali. Grazie all’intervento di numerosissime associazioni e gruppi internazionali e di alcuni personaggi famosi – uno su tutti George Clooney che ha invitato a boicottare gli alberghi di proprietà del sultano – la proposta è stata revocata e non è mai andata in porto, ma non è solo il Brunei a essere un Paese in cui essere trans, gay, lesbiche o bi/pansessuali è un vero e proprio pericolo: in molti Paesi, infatti, l’omosessualità e la transessualità sono illegali e comportano l’arresto, la detenzione e spesso la morte.
Secondo la mappa di ILGA i Paesi più pericolosi per le persone LGBTQIA+ sono in Africa e in Medio Oriente1. In altri Paesi invece – e parliamo di cinquanta Stati – essere LGBTQIA+ comporta l’arresto e la detenzione da otto anni all’ergastolo2.


  1. In particolare in Mauritania, Sudan, Somalia, Yemen, Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, Pakistan e – come appreso anche durante il Vercelli Pride grazie alle testimonianze dei ragazzi e delle ragazze di Africa Arcigay – in Nigeria è prevista la pena di morte.
  2. In particolare i Paesi in questione sono: Algeria, Antigua e Barbuda, Bangladesh, Barbados, Botswana, Brunei, Burundi, Buthan, Cameroon, Chad, Comoros, Cook Island, Dominica, Eswatini, Ethiopia, Gambia, Ghana, Grenada, Guinea, Guyana, isole Solomon, Jamaica, Kenya, Kiribati, Liberia, Libia, Malawi, Maldive, Malesia, Marocco, Mauritius, Namibia, Papua Nuova Guinea, Samoa, san Kitty e Nevis, santa Lucia, san Vincent e Grenadines, Senegal, Sierra Leone, Singapore, Somalia, Sudan del Sud, Sri Lanka, Tanzania, Togo, Tonga, Turkmenistan, Uganda, Uzbekistan, Zimbawe

OMOTRANSFOBIA IN EUROPA

Se, invece, vogliamo saperne di più sulla situazione in Europa possiamo consultare Rainbow map: ILGA, infatti, ha stilato una classifica di tutti i Paesi europei, dal più al meno accogliente per le persone LGBTQIA+ assegnando a ognuno un punteggio in percentuale calcolandolo in base a:

  1. uguaglianza e mancanza di discriminazione, ad esempio in ambito scolastico, lavorativo e sanitario;
  2. situazione famigliare relativa, ad esempio, al matrimonio egualitario, al riconoscimento delle famiglie arcobaleno o all’adozione;
  3. la situazione relativa a crimidi d’odio e hate speech, in particolare per ciò che riguarda la presenza o meno di leggi specifiche;
  4. riconoscimento legale e diritto alla salute in base al genere di appartenenza. Si parla, in particolare, dei diritti delle persone trans e della facilità o difficoltà di accesso alle procedure mediche e legali per il riconoscimento e l’auto-determinazione del genere;
  5. spazio nella società relativamente alla possibilità di partecipare in modo attivo alla vita publica, anche organizzando eventi e manifestazioni;
  6. protezione da parte dello Stato, nello specifico con leggi appositamente create a tutela delle persone LGBTQIA+.

La classifica vede al primo posto – su 49 Paesi – Malta e all’ultimo l’Azerbaijan, seguito dalla Turchia: l’Italia è al trentaquattresimo posto, ma l’aspetto più interessante è, forse, quello relativo al raffronto tra i dati 2019 e quelli degli anni precedenti. L’Italia, infatti, scende di ben due posizioni rispetto all’anno scorso: si torna, quindi, indietro. (Se vi interessa il report completo sull’Italia lo trovate qui►).
Le violenze omotrasofobe, inoltre, paiono essere in aumento: L’Espresso ha monitorato i casi di cronaca che trattano casi di questo tipo – aggressioni fisiche e verbali, omicidi, insulti e minacce a danni di persone LGBTQIA+ – da Gennaio 2018 a Febbraio 2019 evidenziando un decisivo aumento rispetto agli anni passati. I dati, ovviamente, sono incompleti perché bisogna ricordarci che buona parte delle persone vittime di aggressioni omo-bi-pan-transofobe non le denuncia né alle autorità né ai media e, quindi, molte non salgono agli albori della cronaca.

COS’È L’OMOTRANSFOBIA: NON SOLO BOTTE E INSULTI

L’omotransfobia, però, non è solo arresti, pena di morte, botte e insulti per strada: la violenza è spesso subdola e sottile e diversi sono i luoghi in cui si manifesta. Non solo la strada, quindi, ma anche la scuola, la famiglia, il posto di lavoro.
L’omotransfobia assume molte forme:

  • aggressioni, abusi, abuso di mezzi di correzione in famiglia anche attraverso terapie riparative (argomento che abbiamo trattato in un nostro precedente articolo);
  • bullismo scolastico e aggressioni fisiche o verbali;
  • striscioni, scritte infamanti, danneggiamento o distruzione di proprietà privata a danno di privati o associazioni;
  • mobbing sul lavoro;
  • limitazioni nell’accesso al lavoro per le persone gay, lesbiche, bi/pansessuali e trans;
  • discriminazioni in ambito medico-sanitario;
  • negazione dell’accesso a locali pubblici, ristoranti, alberghi, discoteche;
  • rifiuto di dare case in affitto;
  • cyberbullismo e hatespeech anche on-line e spesso sui giornali;
  • isolamento sociale;
  • deadnaming e misgendering verso le persone trans di persona e sui media;
  • indifferenza di fronte alla violenza omotransfobica;
  • outing per conto di terzi.

Queste e altre forme di violenza, sommate spesso alla mancanza di lavoro, del sostegno familiare e di una rete affettiva stabile possono essere deleterie: non a caso le persone LGBTQIA+ sono maggiormente soggette a suicidio, malattie e problemi psicologici.
Quali siano le cause non è chiaro. Di sicuro non aiuta il clima estremamente teso di questo periodo, clima fomentato anche da una falange delle istituzioni stesse: tre casi abbastanza esemplificativi sono quelli del ministro Fontana che dichiara che le famiglie arcobaleno “non esistono“, la partecipazione di molte figure istituzionali al Congresso della famiglia di Verona e l’inserimento delle diciture “madre” e “padre” sui documenti voluto dal ministro Salvini.
E neanche aiuta l’assenza delle istituzioni e l’atteggiamento spesso ostile di tutte quelle persone e strutture che dovrebbero, invece, aiutarci e facilitarci la vita come Forze dell’Ordine, ospedali, o centri per la transizione.

COSA FARE?

Da anni ormai si insiste per far approvare una legge specifica contro l’omotransfobia: ci sono alcune proposte che giacciono da anni al fondo di qualche cassetto senza mai vedere la luce.
Questo, però, è solo uno dei tanti aspetti che possono aiutarci per venire fuori da questa spirale di paura e di violenza: innanzitutto è importante svolgere una seria attività di informazione e di educazione nelle scuole. In questo senso molto fanno gruppi e associazioni, ma sicuramente ciò non è sufficiente poiché si rende necessaria un’azione più capillare e strutturata, checché ne dicano i sostenitori della famiglia unica.
Il coming-out, l’associazionismo, l’informazione e denunciare con puntualità, infine, sono azioni che possono sembrarci banali che, invece, diventano fondamentali per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla portata del problema e far sì che i casi di discriminazione non rimangano inascoltati. Esporsi e smettere di nascondersi, in particolare, ha molti riscontri positivi: ci fa vivere meglio, propone un’immagine propositiva e positiva della comunità uscendo dall’ottica del pietismo in cui la persona LGBTQIA+ è sempre e solo legata a storie di violenza, pianto e dolore.

Natura e finalità del blog

Il blog del gruppo torinese Fuori dai binari raccoglie articoli di tipo informativo e divulgativo su temi inerenti alla comunità trans e GLBT+ e, in particolare, alla comunità non binaria. I contenuti qui presenti sono redatti dal* componenti del gruppo Fuori dai binari e, occasionalmente, da amic* GLBT+, trans e trans non-binary non appartenenti al nostro gruppo.
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